GELA

Alla riscoperta delle antiche Mura Timoleontee

Mura Timoleontee

La scoperta delle Mura Timoleontee nel ’48

Il contadino Vincenzo Interlici sta sognando. Un sonno agitato e compiaciuto che lo vede scavare nel proprio terreno convinto di trovarvi un tesoro di inestimabile valore. Il contadino, che possiede un orto nella zona di Capo Soprano, allora caratterizzata da alte dune sabbiose ricoperte di macchia mediterranea, si ridesta e affascinato dal sogno si mette subito a scavare finché con la sua vanga non tocca davvero qualcosa di solido alla profondità di un metro e mezzo.  Aspetterà la luce del sole prima di spargere la notizia, ignaro di quanto sarà cruciale la sua scoperta: Vincenzo ha riportato alla luce le possenti mura greche dell’antica Gela, dinnanzi alle quali si consumarono alcune delle più cruente battaglie tra Greci e Cartaginesi. Era il 1948 e questa scoperta ha aggiunto un tassello alla ricca storia di Gela, un ritrovamento che ha riportato alla vista di tutti i gelesi una bellezza senza tempo.

Subito dopo e fino al 1952 si completarono i lavori di scavo, consolidamento, restauro e protezione del reperto. Per riportarlo alla luce in alcuni punti fu necessario scavare sino a una profondità di almeno 12 metri.

mura timoleontee

Vincenzo Interlici, il contadino che scoprì le Mura Timoleontee

La storia e la figura di Timoleonte

Le fortificazioni greche di Gela, possono essere considerate uno degli esempi più straordinari e meglio conservati dell’architettura militare antica. Costituiscono in particolare un’importantissima testimonianza archeologica del sistema difensivo che cingeva la collina sulla quale sorgeva l’antica città di Gela, una delle più grandi colonie greche di Sicilia, fondata nel 689 – 688 a.C. dai coloni greci provenienti da Rodi e da Creta, guidati rispettivamente dagli ecisti Antifemo ed Entimo e definitivamente distrutta nel 282 a.C..

In base alle dimensioni della collina e ai ritrovamenti susseguitisi nei secoli è possibile immaginare una notevole estensione del sistema difensivo dell’antica colonia greca, che si espande nella zona di Capo Soprano probabilmente in coincidenza della ricostruzione della città da parte del politico nativo di Corinto e militare siceliota Timoleonte nel IV sec. a.C., epoca alla quale appartiene il tratto di mura messo in luce.  Da qui la denominazione di Mura Timoleontee di Capo Soprano, località importante per la sua valenza militare e strategica grazie alla posizione alta sul mare e sulle montagne a nord della vasta pianura gelese.

Timoleonte operò negli ultimi anni della sua vita proprio nella Sicilia greca: il suo intervento derivò dalla richiesta che Siracusa avanzò alla madrepatria Corinto perché questa riportasse la pace nella città siceliota, liberandola dalla tirannide e dagli strascichi della complessa fase che vide confrontarsi Dionigi il Giovane e Dione. Tante furono le sue imprese militari in terra sicula e nel complesso Timoleonte favorì, come confermato dalle successive ricerche archeologiche, un periodo di significativo sviluppo urbano: città come Akragas e soprattutto Gela, che erano ormai pressoché deserte, tornarono agli antichi fasti.

mura timoleontee

I funerali di Timoleonte rappresentati dal pittore Giuseppe Sciuti nel 1875

Lo stato delle Mura

Certamente uno dei fattori che rende importanti le mura greche scoperte nel 1948 a Gela è lo straordinario grado di conservazione della parte realizzata in arenaria, che è rimasta praticamente intatta e, soprattutto, dell’elevato in mattoni crudi che a causa della natura del materiale risulta difficilissimo da conservare, specie dopo quasi 2400 anni dalla realizzazione. Venivano infatti prodotti con argilla e paglia ed in seguito cotti in forni appositi ma lasciati essiccare al sole per alcuni giorni prima di essere impiegati. Il tratto di fortificazioni rimesso in luce, in alcuni punti raggiunge un’altezza di quasi 10 metri così come si presentava agli occhi degli antichi geloi e agli invasori provenienti dal mare.

Poco distante è stato scoperto un vasto quartiere residenziale di epoca timoleontea che ha dimostrato l’estensione della città a ridosso delle fortificazioni. Durante gli scavi della fine degli anni quaranta nella zona ad est delle mura sono venute alla luce delle casermette poi nuovamente coperte. In quest’ultima zona, già soggetta a scavi archeologici ai primi del 1900, sono ancora presenti rotaie e mezzi meccanici abbandonati adibiti agli scavi. Nel 2006, durante i lavori di scavo per la realizzazione di un parcheggio multipiano, nelle vicinanze del parco, è stata scoperta la testa in marmo bianco di una statua greca.

Altro aspetto che fa di questo ritrovamento una delle scoperte più importanti dell’archeologia classica del XX secolo è che le mura di Gela sono state progettate da un architetto nei minimi dettagli, con accorgimenti e strutture di vario tipo destinate a scopi specifici: la protezione dagli agenti atmosferici o l’inserimento dell’opera nel contesto paesaggistico.  Una fortificazione costituita da torri, scale, camminamenti, scoli, contrafforti e altri particolari che fanno pensare ad un sistema difensivo complesso per una città che, posta in cima ad una collina costiera, doveva apparire quasi inespugnabile.

Mura Timoleontee

Particolare delle Mura Timoleontee

Le Mura Timoleontee nel parco tra città e mare

Le mura si trovano all’interno di un grande parco posto tra la città moderna e la costa. Negli anni cinquanta in seguito agli scavi archeologici si è proceduto al rimboschimento dell’area con l’interramento di alberi di eucalipto e già dagli anni sessanta il parco nei mesi estivi divenne sede di rappresentazioni teatrali di tragedie greche, concerti e gare sportive. Inoltre inizialmente, per proteggere dalle intemperie il monumento, furono realizzati una copertura ed un rivestimento in cristallo dei mattoni crudi che, in seguito a deterioramento, vennero però eliminati tra anni ottanta e novanta in attesa di un nuovo sistema di protezione. Negli anni ottanta finalmente, grazie ai fondi strutturali europei, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta ha provveduto a coprire con una tensostruttura le fortificazioni greche di Capo Soprano, realizzando una recinzione che proteggesse il sito e permettesse l’ingresso ai visitatori tramite biglietto.

Un’ultima curiosità: nell’aprile del ’97 le Poste Italiane hanno emesso un francobollo da 750 lire dedicato proprio a queste mura.

Questo articolo è stato ispirato dalle tante foto e dagli aneddoti di tutti i gelesi che fanno parte del gruppo facebook ItGela, ma soprattutto è stato ispirato dall’amore e dall’attaccamento alla propria terra che queste persone dimostrano ogni giorno. Chiunque potrà suggerirci eventuali imprecisioni, ma ancor di più  potrà arricchire i nostri articoli con nuovi ed interessanti particolari, volti alla valorizzazione costante della bellezza di questa terra.

Autore: Valentina Dattilo

Valentina Dattilo, Laureata in Comunicazione e Dams presso l’Università della Calabria. Da poco terminata l’esperienza annuale di volontaria di Servizio Civile Nazionale presso il Sistema Bibliotecario Lametino di Lamezia Terme (CZ), collaboro con la redazione di LameziaTerme.It. Appassionata, in particolar modo in ambito editoriale, di comunicazione, di eventi culturali, delle arti delle immagini e dello spettacolo. Interessata alle nuove tecnologie che hanno profondamente mutato il mondo della comunicazione e dell’informazione e quello dei linguaggi artistici e multimediali, del cinema, della fotografia e delle nuove forme dell’immagine contemporanea.

Alla riscoperta delle antiche Mura Timoleontee ultima modifica: 2017-10-12T11:12:48+00:00 da Valentina Dattilo

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