A FIMMINA NURA

“Ninu è bravu, un su pigghiasse un cafè?”

“Ninu è bravu, un su pigghiasse un cafè?”

Nino, detto Ninu ‘Mpopa, era una ragazzo particolare. Sapevano tutti che era povero, sapevano anche che era buono.
Nell’immaginario collettivo, i simboli di Gela possono essere la Conchiglia, a Fimmina Nura… Ma chi può negare che la persona simbolo per eccellenza è il caro Nino?

“Nino è un bravu carusu”

Ninu

Dal quadro del maestro Insulla

Si racconta che Nino fosse figlio di un marinaio, ma viveva solo con la mamma. Le sue giornate le trascorreva in giro o al bar. Tanto che sembrava che Nino non avesse dimora, se non le strade cittadine. Era sempre vestito in modo “elegante”, anche se il modo in cui indossava gli abiti e la sua postura lo rendevano quasi buffo. Non si può certo negare, che tra le persone anziane, quando si vede una persona vestita poco bene o con gli abiti non in ordine, si usa ancora dire “Sistemiti chi pari vistutu come Ninu ‘Mpopa!”.

Dai gelesi veniva considerato come parte della quotidianità. Non vi era scherno, non vi era insulto se non da parte di qualche vastaso o di bimbi monelli.

“Ma Ninu…”

Ninu

Foto di F. Cerniglia

I gelesi lo ricordano per la sua gentilezza, per i suoi modi simpatici di chiedere l’elemosina. Non era invadente, non era mai arrabbiato. Aveva la peculiarità di parlare di sè in terza persona.
Nel ricordo dei cittadini, rimangono impresse le sue frasi pacate, con un velo di pietà che poi era tenerezza e dignità.
Se aveva voglia di una sigaretta, si rivolgeva dicendo: “Nghia Ninu un sa fumassi ‘na sigaretta?”, oppure
“Cu deci lire, Ninu un sa ccattasse na sigaretta?”. Seduto al bar, senza spiccioli la frase tipica, forse la più famosa era sicuramente: ” Ma Ninu un su pigghiasse un cafè?”.

Chiunque lo abbia conosciuto lo ricorda come una persona a modo o come lui amava definirsi “Ninu è beddru che fimmini e malandrinu ccù ll’omini”.

“A Ninu u vonu bene tutti!”

Nino veniva soprannominato “Nino ‘Mpopa”. Perché? Non ci è ancora molto chiaro, alcuni dicono che non fosse un appellativo elegante da poter spiegare. In genere, però, di Nino è sconosciuto il vero nome.
Perciò, potrebbe capitare che quando un gelese, che va al cimitero di Farello a trovare i cari defunti, possa trovare una foto di Nino, in una lapide semplice, ma unica.
Nino, nell’ultimo periodo della sua vita, rimase orfano. Negli ultimi giorni, visse nella casa riposo A. Aldisio e morì il 24 febbraio 1982, a 57 anni. I gelesi fecero una colletta cittadina per dare una degna sepoltura all’amico di tutti.
I gelesi non lo lasciarono solo.
I gelesi posero.

Ninu

Lapide al cimitero Farello

 

Si racconta che molte foto o ritratti di Nino sono sparsi per il mondo. Qualcuno dice di averne vista una a New York, altri in America Latina. Chi ci aiuta ritrovarle?

 

Katia Scicolone

Autore: Katia Scicolone

Nata a Vittoria, cresciuta a Gela, Katia si è sempre contraddistinta per l’irrefrenabile voglia di parlare, parlare, parlare… Così, su consiglio dei suoi conoscenti che la invitavano a tacere un po’, ha ben pensato che forse era il caso di seguire il suggerimento… perciò ha iniziato a scrivere!

“Ninu è bravu, un su pigghiasse un cafè?” ultima modifica: 2017-04-07T09:34:12+00:00 da Katia Scicolone

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