GHELOS

Preistoria e protostoria nel territorio di Gela

Con il termine facies, che meglio esprime una categoria interpretativa, in archeologia si indica l’insieme degli aspetti e delle caratteristiche di una classe di manufatti omogenei prodotti da una cultura specifica. L’archeologia per ciò che concerne la preistoria, a causa dell’assenza  di testimonianze scritte, per meglio comprendere le culture di questo periodo, studia le caratteristiche più evidenti, rilevate nell’ambito della sepoltura, delle costruzioni e della produzione  di manufatti ceramici e litici.

Le ceramiche in particolar modo delineano uno stile e delle caratteristiche ben definite. Esse consentono di individuare l’espansione o l’origine di una determinata facies. Infine, in genere, il nome di una facies è da collegare al sito in cui per la prima volta è stato trovato un insediamento con specifiche caratteristiche. Ad esempio la “facies castellucciana”, molto presente nella Sicilia centro-orientale e anche nel territorio di Gela, prende il nome dal sito archeologico di Contrada Castelluccio (Noto). Il sito in cui venne scoperto e studiato per la prima volta un insediamento di questo tipo (Bronzo antico, III-II millennio a.C.)

Preistoria e protostoria nel territorio di Gela

Prime tracce di insediamenti e attività sul territorio di Gela si hanno a partire dal neolitico finale, IV millennio a.c. (6000 anni fa), in riferimento ad isolati ritrovamenti ceramici riconducibili alla Facies Diana.  Ma è con l’età del rame (IV- III millennio a.C.) che è possibile evidenziare una maggiore frequentazione nel territorio. Testimoni sono i consistenti ritrovamenti sia nella collina di Piano Notaro, sia nel territorio circostante. Questa facies detta “San Cono – Piano Notaro”, ampiamente diffusasi nel territorio siciliano, deriva dal nome di due siti.
Sono rispettivamente Piano Notaro (Gela) e San Cono (CT). Qui, oltre un secolo fa vennero rinvenute delle ceramiche caratterizzate da una decorazione incisa costituita da coppie di linee, talora marginate da fili di puntine impressi e riempite di sostanza bianca o di ocra, con andamento frequentemente sinuoso e formanti sulle forme chiuse grandi riquadri (Cocchi Genick 2009). A tale periodo sono riferibili numerosi reperti tra cui un Corno o Fallo Litico (inizi III millennio a.C) e diversi Orcioli e Attingitoi acromi oggi custoditi ed esposti all’interno del Museo Archeologico Regionale di Gela.

L’età del bronzo

Con l’età del bronzo (2300-735 a.C.) si assiste ad un occupazione umana capillare sia della costa che dell’entroterra. Ad una decina di Km ad ovest della città di Gela sorge il sistema collinare di Manfria. La sua area fu variamente frequentata e popolata dalla preistoria al periodo bizantino . Di particolare interesse per la fase del bronzo antico (2300 – 1700 a.C.) risulta l’insediamento riferibile alla “facies castellucciana” (2200 – 1450 a.C.). Presente una necropoli con tombe a grotticella caratterizzate da anticamere ed ingresso a V. Da segnalare inoltre un villaggio  sulle pendici orientali a quota 120mt con ampia panoramica sul mare. Questo villaggio è il primo dell’antica età del bronzo finora conosciuto e scavato in modo organico. A tale periodo sono riferibili numerosi reperti ceramici custoditi all’interno del Museo Archeologico Regionale di Gela e caratterizzati da uno sfondo rosso e decorazioni nere geometrico-lineari.

L’arrivo dei Siculi

Con la fine dell’età del bronzo medio e con particolare riferimento all’età del  bronzo recente (1350 – 1100 a.C.) assistiamo ad una vera e propria crisi delle facies presenti in Sicilia. Questo periodo è caratterizzato dal collasso delle civiltà dell’età del bronzo in tutto il mediterraneo. Probabilmente dovuto allo spostamento dei popoli indo-europei e all’arrivo dei cosiddetti popoli del mare. Di questo, ancora oggi gli storici e gli archeologi dibattono .

E’ da allocare a questa fase l’arrivo dei Siculi nella Sicilia centro-orientale. Essi si scontrano con le popolazioni preesistenti (mediterranee). Per meglio comprendere questa fase, gli storici, anche se con pareri non sempre univoci, hanno preso come punto di riferimento alcune fonti storiche che avevano come oggetto le “popolazioni pre-elleniche”.

Tucidide testualmente recita:

« I Siculi passarono in Sicilia dall’Italia – dove vivevano – per evitare l’urto con gli Opici. Una tradizione verosimile dice che, aspettato il momento buono, passarono su zattere mentre il vento spirava da terra, ma questa non sarà forse stata proprio l’unica loro maniera di approdo. Esistono ancor oggi in Italia dei Siculi; anzi la regione fu così chiamata, “Italia”, da Italo, uno dei Siculi che aveva questo nome. Giunti in Sicilia con numeroso esercito e vinti in battaglia i Sicani, li scacciarono verso la parte meridionale ed occidentale dell’Isola. E da essi il nome di Sicania si mutò in quello di Sicilia. Passato lo stretto, tennero e occuparono la parte migliore del paese, per circa trecento anni fino alla venuta degli Elleni in Sicilia; e ancor oggi occupano la regione centrale e settentrionale dell’isola. »

(Tucidide, Storie IV,2 (Trad. Sgroi))

Cosa ci rimane

Ai confini del  territorio di Gela, lungo il fiume omonimo,  di particolare  interesse e straordinaria bellezza risulta essere la Necropoli rupestre dell’età del bronzo recente e finale (XII- VIII sec a.C) di Dissueri. Scoperta da Paolo Orsi agli inizi del XIX secolo è sede di una delle più vaste necropoli protostoriche del sud Italia. Sono numerosi i reperti ivi ritrovati tra cui resti di corredi ceramici e manufatti in bronzo. In più punti le tombe si presentano riunite a gruppi con aspetto architettonicamente monumentale. L’area verrà “disabitata” a cavallo tra l’VIII ed il VII secolo a.C., in concomitanza all’arrivo dei coloni dori provenienti dalle isole di Rodi e Creta. Non sappiamo se vi fu uno scontro, uno spostamento della popolazione o addirittura un assorbimento della stessa. Risulta però chiaro che la fondazione della città greca di Ghela determinò uno stravolgimento dei contesti abitativi dell’area.

 

Fonti:

Preistoria Gelick 2009, Museo Panvini 1998, Sicilia preistorica Tusa, Tucidide, Storie IV,2 (Trad. Sgroi)

Giuseppe La Spina

Autore: Giuseppe La Spina

Giuseppe La Spina, dottore in archeologia, promuove da diversi anni una serie di iniziative per la promozione e valorizzazione del patrimonio storico, archeologico ed artistico del territorio di Gela. Dal 2013 è eletto Direttore del Gruppo Archeologico Geloi mentre nel 2016 è eletto segretario regionale dei Gruppi Archeologici d’Italia, organizzazioni con le quali promuove una serie di iniziative riguardanti il tema dei beni culturali in Sicilia.
Dal 2014 realizza una serie di pubblicazioni a seguito delle attività di scavo presso la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, attività di scavo subacqueo e recupero presso l’area di Bulala, attività di studio e ricerca nel territorio di Gela.
Nel 2014 viene nominato Direttore del Mediterranean International Centre of Studies, centro studi che svolge attività di ricerca, studio e scavo in ambito archeologico e convenzionato con diverse università europee ed enti preposti.
Dal 2015 collabora con diverse testate giornalistiche e riviste attraverso la pubblicazioni di articoli avente come tema la salvaguardia e la conoscenza del patrimonio archeologico.
Nel 2016 è autore della scoperta della “Pietra Calendario” di contrada Cozzo Olivo, un orologio solare risalente all’età del bronzo. La scoperta è stata confermata nel Marzo del 2017 dall’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Preistoria e protostoria nel territorio di Gela ultima modifica: 2017-04-21T13:20:52+00:00 da Giuseppe La Spina

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