MITI E LEGGENDE

Tra storia e leggenda: La Torre di Manfria

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La torre di Manfria

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Torre di Manfria

Eccola lì che si erge sulla collina che sovrasta tutto il golfo di Gela, è la Torre di Manfria. Posizionata nella frazione in provincia di Caltanissetta a pochi chilometri da Gela, è quel che rimane di una delle Torri Costiere della Sicilia, una torre di avvistamento e difesa. È infatti una storia antica la sua, che risale almeno al 1549 durante il vicereame di Juan de Vega (1583 secondo altri). Ma qualunque sia la data, si sa per certo che dopo essere rimasta incompiuta fu ripresa nel 1615 e completata ad opera del Viceré di Sicilia Pedro Giron Duca di Ossuna, su disegno del famoso architetto fiorentino Camillo Camilliani. Da qui l’ulteriore denominazione in Torre d’Ossuna, come riporta anche Francesco Maria Emanuele Gaetani marchese di Villabianca, nei suoi Diari palermitani.

La storia

Delle duecento e più torri costiere dell’Isola, che formavano un rudimentale sistema di vigilanza strategico-militare per segnalare i pericoli provenienti dal mare, la torre di Manfria era una tra le trentasette più importanti e dipendeva dalla Deputazione del Regno di Sicilia, dai cui archivi risulta che, a partire dal XVIII secolo, la guarnigione della torre fosse composta da quattro soldati ed un sovrintendente scelto tra i cavalieri della città di Terranova (Gela). I torrari provvedevano a realizzare le segnalazioni con la produzione di fumi durante il giorno e con l’accensione di fuochi durante la notte in concomitanza dell’avvistamento di navi saracene; i segnali erano percepiti da altre due torri vicine, quella di Camarina ad est e quella di Falconara ad ovest, che a loro volta li trasmettevano al circuito isolano di torri costiere in maniera tale che le popolazioni della costa approntassero in tempo utile le necessarie difese contro l’arrivo dei pirati divenuti famosi per il modo in cui trattavano le popolazioni dei luoghi costieri depredati.

Una torre così particolare e suggestiva non può però non avere una leggenda che la riguardi. Una di quelle che si raccontano al crepuscolo ai bambini curiosi di sapere, quando il sole si tuffa in mare ed i tramonti visti dai piedi della torre diventano infuocati lasciando il passo alla sera e che oggi arricchiscono le tradizioni orali dei gelesi, che un tempo si tramandavano tra i contadini.

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Tramonto alla torre di Manfria

La leggenda del gigante Manfrino

Ecco perché non poteva mancare la leggenda di Manfrino (della quale esistono diverse versioni), gigante buono e sfortunato, a guardia di un tesoro nascosto, in riferimento al ritrovamento di monete greche e romane nella zona e di una formazione rocciosa interpretata dai più come la sua orma lasciata nella roccia. “Un uomo tanto grande da identificarsi con il nome di Gigante, altri nomi non conosciamo di questo personaggio così grande ed anche così buono”. Il Gigante aveva una sorella bella e splendente nella sua giovinezza e che per riservatezza non usciva mai dalla sua terra, tanto che nessuno sapeva il suo nome e quindi la chiamavano “la bella CastellanaLa Torre di Manfria aveva annesso un grande territorio che arrivava vicino al Castello di Falconara, suo confinante, che ospitava tanti alberi secolari da frutta, palme, campi da orto, ruscelli di acqua limpidissima e una distesa di fiori che il Gigante aveva voluto coltivare per la gioia della sorella a cui tanto piacevano. Tutto questo, si dice, lo avevano ereditato da un cavaliere di Malta di cui non si conosce il nome. Il Manfrino non stava mai fermo e con il suo cavallo era sempre in giro. Un giorno, in una di quelle galoppate, vide in lontananza una bellissima figura di donna, aveva una folta chioma bionda, vestita con eleganza e si muoveva con una grazia che lui non aveva mai visto in altre donne, che si aggirava nei suoi campi come se si fosse perduta. Il nostro Gigante spronò il cavallo a tutta velocità per andarle incontro e conoscerla, ma allorquando arrivò nei pressi di lei, quella figura svanì nel nulla come per incanto.

Il tragico epilogo

La Castellana, vedendo l’uomo che si struggeva d’amore e che ogni giorno vagava alla sua ricerca inutilmente, pensò di dare una grande festa così da far ritornare la ragazza e farla incontrare con suo fratello. E così fu. Si fece una grande festa e vennero principi e nobili da tutte le parti della Sicilia e a festa già cominciata entrò furtiva e lieve quella figura di donna così bella e così cara ai suoi occhi da non considerare più tutti gli altri, che invece desideravano le ricchezze del GiganteLa torre con la sua tenuta era infatti conosciuta e soprattutto desiderata da tutti i nobili e per averla non si sarebbero fermati davanti a nulla, ma la presenza del Manfrino, metteva paura a chicchessia e nessuno si azzardava ad infastidirlo per paura di essere sconfitto.

Quella però era la sera buona, involontariamente tutta la nobiltà che bramava quel possedimento era riunita proprio nella torre del Manfrino, tanto che alcuni principi invitati alla festa complottarono contro di lui e sprangata la porta di accesso alla Torre uccisero tutti gli invitati e per ultima, per maggior crudeltà, uccisero la Castellana. Come spesso accade in alcune tragiche storie, il Manfrino non aveva certo fatto i conti con l’avidità e l’invidia umana e nell’inseguire un amore sfuggente finì con l’essere ucciso crudelmente da chi invece bramava tutto ciò che questo omone buono aveva e di cui ingenuamente si era circondato. “Uccisero il Manfrino, il Gigante buono – dice la leggenda – ma non poterono uccidere il suo ricordo e quelle grida d’aiuto che ancora oggi nelle notti serene, nella quiete silente del sito, ad orecchie attente non possono sfuggire”.

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Vista sulla Torre di Manfria

Questo articolo è stato ispirato dalle tante foto e dagli aneddoti di tutti i gelesi che fanno parte del gruppo facebook ItGela, ma soprattutto è stato ispirato dall’amore e dall’attaccamento alla propria terra che queste persone dimostrano ogni giorno. Chiunque potrà suggerirci eventuali imprecisioni, ma ancor di più  potrà arricchire i nostri articoli con nuovi ed interessanti particolari, volti alla valorizzazione costante della bellezza di questa terra.

(Foto di Elisa Cosentino, Emanuele Cuvato, Giovanni Gerbò)

 

Valentina Dattilo

Autore: Valentina Dattilo

Valentina Dattilo, Laureata in Comunicazione e Dams presso l’Università della Calabria. Da poco terminata l’esperienza annuale di volontaria di Servizio Civile Nazionale presso il Sistema Bibliotecario Lametino di Lamezia Terme (CZ), collaboro con la redazione di LameziaTerme.It. Appassionata, in particolar modo in ambito editoriale, di comunicazione, di eventi culturali, delle arti delle immagini e dello spettacolo. Interessata alle nuove tecnologie che hanno profondamente mutato il mondo della comunicazione e dell’informazione e quello dei linguaggi artistici e multimediali, del cinema, della fotografia e delle nuove forme dell’immagine contemporanea.

Tra storia e leggenda: La Torre di Manfria ultima modifica: 2017-09-09T20:31:33+00:00 da Valentina Dattilo

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