CHIESE

La festa di Maria SS. Dell’Alemanna Patrona di Gela

Tutta la città aspetta con gioia e fede l’8 settembre, giorno della celebrazione della festa di Maria SS. dell’Alemanna, Patrona di Gela che coinvolge tutti i gelesi per la solennità dell’evento e per i ricordi che essa suscita in chi l’ha sempre vissuta. Un evento capace di richiamare l’attenzione di migliaia di cittadini.
È un’identificazione profonda con le radici della propria fede ed è una privilegiata occasione per ritrovarsi e stare insieme. Ad anticipare la festa è stata l’organizzazione del Palio, che ha visto la presenza di circa 350 figuranti provenienti da tutta la Sicilia, una corte medievale composta da soldati pronti a sfidarsi a duello, dame, nobili, gruppi di tamburi, giocolieri, trampolieri, sputafuoco.

palio

Palio dell’Alemanna

La tradizione de U paliu ‘a’ntinna

La festa nella bella cittadina in provincia di Caltanissetta dura 4 giorni, infatti sin dal 5 settembre la città si veste di luce e colori con le suggestive luminarie che incorniciano il Corso e le principali vie della città.
Illuminata a festa Gela, in questo periodo dell’anno, è in grande fermento e tradizione voleva che ci si ritrovasse al mattino sul lungomare per ammirare “U paliu ‘a ‘ntinna (la cuccagna a mare), denominata anche “‘u palliantinu”: un lungo palo alto tre metri e lungo 13 poggia orizzontalmente su due treppiedi fissati sul fondo sabbioso del mare e distante 50 metri dalla spiaggia.
Qui, nello specchio d’acqua antistante il pontile sbarcatoio, un certo numero di gelesi tenta di mantenere l’equilibrio stando in piedi sulla trave insaponata, resa scivolosa proprio per rendere difficile il gioco.
Veterani e non partecipano così alla sfida tanto attesa, cercando soprattutto di raggiungere il lato opposto della lunga trave e vincere il premio che, in tempi ormai lontani, consisteva in una cinquantina di lire tra denaro e oggetti di vestiario.

‘u palliantinu

“U paliu ‘a ‘ntinna” (la cuccagna a mare)

Le celebrazioni

Dopo il goliardico momento de ‘u palliantinu, nel pomeriggio, è possibile assistere alle gare sportive nei diversi quartieri, visitare le mostre di artigianato locale e le bancarelle o recarsi alla Chiesa Madre per sciogliere un voto o per un semplice ed intimo momento di preghiera alla Vergine dell’Alemanna.
Quando finalmente arriva la mattina dell’8 settembre, la Chiesa Madre è meta di una folla che sosta in preghiera davanti all’icona della Patrona mentre il Vescovo della Diocesi celebra un solenne Pontificale.
A partire dalle 18,30 un corteo di fedeli si è mosso dalla chiesa Madre, snodandosi per le vie principali fino alla mezzanotte, con momenti tradizionali toccanti quali la spogliazione dei bambini e le soste al cimitero monumentale, per affidare i defunti a Maria, al Palazzo di Città, per invocare sostegno e sapienza sugli amministratori, al viale Mediterraneo, per la benedizione del mare, a Mulino a Vento, per raccomandare gli operatori economici e gli operai dell’industria, a Porta Caltagirone chiedendo la protezione della Patrona sulla campagna gelese.
Il rientro della sacra icona portata in spalla dai marinai è salutato, come ogni anno, da uno spettacolo pirotecnico a mare.

maria alemanna

Processione Maria SS dell’Alemanna

Origini…

La grande festa in onore di Maria Santissima d’Alemanna è legata alla Gela medievale (quando prendeva il nome di Terranova) e agli eventi della storia e delle leggende locali. Il 1450 è la data a partire dalla quale si celebra la festa della Madonna, anno del ritrovamento dell’icona in stile bizantino della Madonna. Proprio nel punto in cui fu portata alla luce fu innalzata una chiesa, il Santuario di Maria SS. dell’Alemanna.
Il luogo sembrerebbe rivestire grande importanza ed è motivo d’attrazione anche perché, probabilmente, fu edificato sopra precedenti templi pagani risalenti all’epoca greca, oltre alla presenza, in tempi ancor precedenti, di una necropoli bizantina.

Andando più nello specifico, l’icona della Madonna, venerata a Gela come Patrona, fu portata in quella città dai Cavalieri dell’Ordine Teutonico e secondo la testimonianza dell’abate Rocco Pirro, il culto a Maria SS. d’Alemanna trae la sua origine proprio dai Teutonici.
I racconti popolari, tramandati da generazione in generazione, parlano del rinvenimento miracoloso della venerata icona di Maria SS. d’Alemanna intorno al 1476, data diversa quindi rispetto ad altre fonti. Si narra infatti che un contadino mentre arava la terra si accorse che i suoi buoi non proseguivano più; pensando che si trattasse di un ostacolo proveniente da qualche corpo duro sottostante il terreno, il contadino si mise a scavare, anche con la segreta speranza di trovare un tesoro nascosto, ma quale non fu la sua meraviglia quando le sue mani cominciarono a tirar fuori una tavola sulla quale s’intravvedeva una immagine dipinta: era l’effige della Beata Vergine.
Nel momento stesso in cui estrasse dal terreno l’intero quadro, il contadino si accorse che i due buoi si erano inginocchiati.

madonna alemanna

Icona Maria SS dell’Alemanna

…ed iconografia

Questa bellissima icona di origine bizantina sembrerebbe avere autore anonimo. Sopra vi è raffigurata l’immagine della Madonna, che poggia delicatamente la guancia sulla testa del Bambin Gesù, balza da uno sfondo color oro con un aspetto materno profondamente umano, delicato, quasi mesto; il Bambino, poggiato sul lato destro della madre, nonostante abbia le tipiche caratteristiche dell’infanzia, sembra anche nutrire pensieri profondi che fanno presagire la sua natura divina.
L’arte dell’anonimo pittore arriva veramente ad espressioni sublimi con una molteplicità di sentimenti tale da animare d’un senso soprannaturale l’immagine del figlio di Dio fatto uomo e della sua gloriosa Madre.
L’icona della Madonna è un dipinto su tavola di quercia, delle dimensioni di cm. 67 X 52 con uno spessore di cm. 1,5; la veste della madre è di color marrone con un manto blu adornato di decorazioni e fregi a girali in oro.

... dall’ Egitto a Gela: L’icona della Madonna dell’Alemanna

Molti di voi si chiederanno cosa c’entri l’Egitto con la nostra icona, secondo la leggenda nascosta dai Cavalieri Teutonici e ritrovata poi nel 1473 da un contadino nei pressi del santuario della Madonna dell’Alemanna.

L’immagine della Madonna dell’Alemanna viene classificata dagli studiosi di Storia dell’arte come una icona mariana del tipo Kykkotissa cioè simile all’antica Madonna di Kikkos (in Cipro, Grecia) per le caratteristiche: il Bambin Gesù che da le spalle, poggiante con la nuca verso la Madonna che lo sorregge su un fianco appoggiandosi con una guancia. Proveniente dall’ Egitto, fu donata da Alessio I Comneno,Imperatore Bizantino ai Ciprioti nel 1080,per aver guarito se stesso e sua figlia. In seguito venne costruito un Monastero a sua custodia, la leggenda vuole che sia la Madonna ritratta da San Luca Apostolo in persona.

(Un’interessante spunto dal gruppo ItGela di Croci Cordalonga, che potete consultare integralmente a questo link)

Patrona della città

Maria SS. d’Alemanna è chiamata protettrice e Patrona della città ufficialmente verso il 1650 in seguito alla “Bolla Universa” di Papa Urbano VIII. Gli atti di proclamazione vennero stilati a Gela nel dicembre del 1659 e poi nel marzo del 1693, in quest’ultimo anno in particolare in occasione del famoso terremoto che distrusse molte città dell’isola e causò molte vittime nella sua parte orientale.
In realtà pare che già nella battaglia navale di Lepanto del 7 ottobre 1571 contro i Turchi i marinai gelesi andarono all’attacco con le proprie galee al grido tradizionale: “VIVA, VIVA MARIA DI LA MANNA!”. La bella icona bizantineggiante della Vergine riporta alla Terranova voluta da Federico II, che chiamò “i Religiosi Teutonici di Santa Maria d’Alemanna, i cui Frati prestavano culto alla Divina Signora, da essi certamente arrecata”.
Questa tavola, sotterrata dai Cavalieri Teutonici, durante le incursioni saracene trai secoli XIV e XV, in una buca nei pressi dell’altare dell’antica omonima chiesetta, è la memoria storica di avvenimenti significativi della città: ad essa i gelesi attribuiscono lo scampato pericolo dal terremoto del 1693 e l’incolumità durante il violento bombardamento navale del 10 luglio 1943.

santuario

Santuario Madonna dell’Alemanna

Il Santuario

L’antico Santuario del XIII secolo fu demolito intorno al 1860 per essere successivamente ricostruito nel 1865 con una facciata principale in stile neoclassico. Durante il colera del 1911 il Santuario fu adibito a lazzaretto. Nel luglio del 1943, durante lo sbarco americano, fu saccheggiato.
Caduto in rovina nei decenni a seguire fu chiuso al culto nel 1969 e poi, data la sua precarietà, demolito nel 1973 per essere successivamente ricostruito, su progetto dell’Arch. Guido Internullo, con il contributo economico dei fedeli. Infatti fu benedetto e riaperto al culto il 15 settembre del 1985.
L’immagine della Madonna, chiamata dal popolino Saccaredda (ovvero acquaiola perché dispensatrice di pioggia), aveva la sua sede nel santuario fuori città, dove ora sorge il Villaggio Aldisio, ed era trasferita da lì nel centro cittadino in corteo solenne, presenti il Governatore e i Magistrati in eleganti carrozze, seguita da tutto il popolo, tre volte l’anno: in gennaio alla Chiesa del Carmine, in occasione dell’annuale ricorrenza del terremoto del 1693, e per le altre due volte alla chiesa Madre cioè nel mese di maggio, la venerata immagine era esposta solennemente, e nell’ultima domenica di agosto per dar corso ai festeggiamenti patronali del successivo 8 di settembre che sono stati sempre grandiosi e religiosamente sentiti. Dopo tali riti veniva riportata al Santuario. Oggi invece è custodita all’interno della Chiesa Madre.

Nuovo Santuario Madonna dell’Alemanna

“C’è una chiesetta ancor sopra quel colle, dove pregavi tu…”

Il santuario di “MARIAE SS. DE ALEMANNA” risale senza dubbio ai primordi della vita cristiana della città di Gela; esisteva difatti un ospizio di monaci teutonici di SS. Mariae de Alemanna a Terranova di Sicilia in contrada “Morgana”.
Ora è certo che nel 1220 sorse il Priorato dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici ad opera di Federico II (R. Pirro: Sicilia Sacra NOTITIA SYRACUSANAE ECCLESIAE) e quindi anche se nessun documento finora ci attesta la data esatta in cui fu eretta questa chiesetta, l’anno “1220” è senz’altro il “TERMINUS A QUO” storicamente certo per definire cronologicamente la diffusione del culto della Madonna d’Alemanna nella città.
I Cavalieri Teutonici, si sa, costituivano un Ordine religioso-militare (“teutonico” perché era riservato esclusivamente a cavalieri tedeschi), indossavano mantelli bianchi segnati da una nera croce: si battevano anche con le armi, per la difesa della Fede e dei luoghi santi.

L’Icona della Madonna d’Alemanna, venerata nella chiesetta, è di stile bizantino, ma come sia pervenuta nella città di Gela questa pregevole icona resta un mistero: s’intrecciano leggende e racconti in versioni diverse, fantasiose, ma senza alcun fondamento storico. L’icona, in seguito, fu nascosta evidentemente perché fosse sottratta alla profanazione ed ai saccheggi degli iconoclasti o dei pirati che allora infestavano le coste. Venuto meno l’Ordine dei Teutonici ed andato in rovina il cenobio, la chiesetta rimase “in cura dei cittadini”; infatti da un “testimoniale 7 novembre 1589” e dalle “Tavole del notar Pietro De Fronda” di Aderno si rileva che

intorno al 1540 il marchese don Giovanni Tagliavia- Aragona concedeva il patronato della Chiesa con tenute e rendite a certi Vincenzo e don Giacomo de Polizzi, padre e figlio, i quali intorno al 1550 diroccarono una parte della chiesa, esclusa la cappella maggiore, e la rimisero a nuovo.
Questa famiglia tenne per lunghi anni il possesso di questi beni. La chiesetta subì le alterne vicende della storia gelese: invasioni, sconvolgimenti politici, calamità naturali.
A questa chiesetta fuori le mura accorsero lungo i secoli i gelesi in pio pellegrinaggio, spesso a piedi scalzi, per chiedere alla “Patrona” protezione dai pericoli, durante le epidemie, contro le orde saracene, nei disastrosi terremoti, nelle siccità o tra l’infuriare del ciclone, sotto i bombardamenti aerei o difronte agli invasori. Questa chiesetta racchiude quindi fra le sue mura un inestimabile patrimonio di memorie storiche, di tradizioni religiose, di cultura
”.

alemanna

Festa Maria dell’Alemanna

Questo articolo è stato ispirato dalle tante foto e dagli aneddoti di tutti i gelesi che fanno parte del gruppo facebook ItGela, ma soprattutto è stato ispirato dall’amore e dall’attaccamento alla propria terra che queste persone dimostrano ogni giorno.
Chiunque potrà suggerirci eventuali imprecisioni, ma ancor di più potrà arricchire i nostri articoli con nuovi ed interessanti particolari, volti alla valorizzazione costante della bellezza di questa terra.

(Contributi storici di Nuccio Mulè, Rosario Sciacca e Croci Cordalonga. Foto di G.A. Geloi, Mauro Ferrara, Simona Romano, Marco Guarnaccia)

Valentina Dattilo

Autore: Valentina Dattilo

Valentina Dattilo, Laureata in Comunicazione e Dams presso l’Università della Calabria. Da poco terminata l’esperienza annuale di volontaria di Servizio Civile Nazionale presso il Sistema Bibliotecario Lametino di Lamezia Terme (CZ), collaboro con la redazione di LameziaTerme.It. Appassionata, in particolar modo in ambito editoriale, di comunicazione, di eventi culturali, delle arti delle immagini e dello spettacolo. Interessata alle nuove tecnologie che hanno profondamente mutato il mondo della comunicazione e dell’informazione e quello dei linguaggi artistici e multimediali, del cinema, della fotografia e delle nuove forme dell’immagine contemporanea.

La festa di Maria SS. Dell’Alemanna Patrona di Gela ultima modifica: 2017-09-12T10:52:48+00:00 da Valentina Dattilo

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