MITI E LEGGENDE STORIA

Il fiume Gela: tanti nomi, una sola identità

Fiume Gela

Nell’arco di tutta la storia dell’umanità, l’importanza dei fiumi ha da sempre rappresentato una costante assoluta. Amati e odiati, i fiumi riescono a favorire la vita, o a distruggerla, in caso di esondazioni. Non solo. Leggende e miti sono stati alimentati dal mistero e dal fascino naturale dei corsi d’acqua e da tutto ciò che li circonda.
La città di Gela non fa eccezione, anzi, vanta un fiume che possiede il suo stesso nome: oggi vi parliamo del fiume Gela e del suo immenso valore nel corso dei secoli.

Il fiume Gela e i suoi tanti volti

Il fiume Gela costituisce uno dei principali corsi d’acqua della zona galese, ed appartiene alla Sicilia centro-meridionale, come del resto anche il Salso e il Dirillo. Nasce dai monti Erei, situati a circa 7 chilometri a nord-ovest di Piazza Armerina, e prosegue lungo la pianura di Gela, fino a sfociare nel Mar Mediterraneo. Il percorso del Gela prevede diverse immissioni, per così dire: infatti riceve svariati affluenti nelle zone sia del piazzese che del mazzarinese. Tra i più famosi figurano sicuramente il fiume Cimia e il fiume Maroglio. A quel punto il fiume attraversa il territorio di Mazzarino, e viene deviato verso la diga Disueri. Questa è stata costruita per irrigare la vastissima Piana di Gela, oggi impiegata per l’approvvigionamento idrico della città. Il fiume Gela, però, ha una particolarità.

La diga Disueri (Foto di Fabio Cafà)

La diga Disueri (Foto di Fabio Cafà)

Così come il corso d’acqua del filosofo Eraclito era sempre diverso da sé stesso, così il Gela cambia più volte la sua denominazione. Nasce prima come fiume di Giozzo, poi diventa fiume di Nociara, fiume della Porcheria, fiume Disueri, fiume di Cassari e infine fiume Gela. Alcuni di voi avranno notato l’espressione non proprio felice di fiume della porcheria. Ebbene, purtroppo questo nome si riferisce al fatto che il fiume attraversava una zona dove venivano spesso scaricati i reflui delle concerie, e quindi fanghi maleodoranti. Ad ogni modo, nei suoi 70 km di lunghezza, il Gela nasconde anche qualcos’altro. L’etimologia del fiume Gela deriverebbe da gelida, come l’acqua che proviene dai monti della Sicilia centrale, che qualifica le sue bassissime temperature.

Il Gela e il suo storico valore

La storia del fiume Gela affonda le radici in tempi davvero remoti. Nel corso della sua vita, il Gela ha ricoperto un ruolo fondamentale per le comunità del passato, che vivevano nei pressi di questo corso d’acqua. Il fiume garantiva infatti una corsia privilegiata per chiunque volesse penetrare nell’isola, e soprattutto per i Greci. Grazie alla sua navigabilità veniva infatti solcato da diverse navi. La sua foce, sin dal XX secolo, rappresentava un porto-canale dove le imbarcazioni della flotta peschereccia gelese potevano rifugiarsi.

In passato si attribuiva al fiume Gela la figura di un Dio, poiché questo era indispensabile per la regione

In passato si attribuiva al fiume Gela la figura di un Dio, poiché questo era indispensabile per la regione

Non solo, assicurava una buona pesca e una fonte inesauribile di vita per gli agricoltori della Piana di Gela. Spesso costoro, nei periodi di siccità, attingevano l’acqua del fiume per irrigare i campi di cotone e di grano. Il discreto via vai che iniziarono i Greci diede vita ad alcune credenze: si riteneva infatti che il fiume Gela fosse una vera e propria divinità, la quale consentiva alla polis geloa di prosperare. Quello che però una volta era un Dio, oggi verte in condizioni davvero tristi. Nella zona della foce vige il divieto permanente di balneazione, a causa dell’inquinamento industriale. Il Gela, oltretutto, viene impiegato anche come canale di scarico delle dighe Cimia e Disueri, quando queste devono essere svuotate.
Speriamo davvero che questo fiume, che tanto valore e ricchezza ha procurato in passato, possa riacquistare il lustro di un tempo!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Il fiume Gela: tanti nomi, una sola identità ultima modifica: 2018-10-24T20:39:55+00:00 da Marcella Calascibetta

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