MITI E LEGGENDE

Cronaca di un amore contrastato: la Leggenda del Lago Biviere

Leggenda del Biviere

Le leggende attraggono la nostra curiosità come un magnete. L’alone di mistero e di suggestione che le caratterizza è incredibile, e nessuno riesce a resistere al loro fascino. I nonni ancora oggi narrano queste antiche vicende, tramandandole con passione. Eventi apparentemente inspiegabili suscitano lo scatenarsi della fantasia popolare, che produce storie di fantasmi e di creature fantastiche. Mettetevi comodi e addentrarvi in quest’avventura: oggi, infatti racconteremo la famosa leggenda del Lago Biviere, legata alla sua nascita.

Gruppo scultoreo di Bernini

Apollo e Dafne. Gian Lorenzo Bernini, 1622-1625, marmo, Roma, Galleria Borghese

Il Lago Biviere, e la storia di un amore impossibile

C’era una volta un ricco possidente, che viveva con la sua famiglia nella zona di Manfria. Oltre ad essere benestante, l’uomo era anche di sangue blu, e aveva provveduto a garantire un’eccellente discendenza. Tra i suoi innumerevoli rampolli, vi era una fanciulla dalla bellezza sorprendente. I suoi folti capelli incorniciavano il suo viso angelico: aveva infatti due splendenti occhi color del cielo, e la sua figura era delicata e aggraziata. Oltretutto la ragazza era anche molto studiosa, e sapeva suonare il piano in modo virtuoso. Insomma, era perfetta su tutti i fronti. Dall’altra parte della città di Gela vi era invece un’altra famiglia, che si dedicava alla pastorizia. Raggiunta una certa età, i ragazzi che ne facevano parte dovevano pascolare il gregge, e aiutare i genitori. Il destino si insinuò impunemente nelle vite di queste due famiglie, tessendo delle trame davvero articolate.

Non ci volle molto prima che i due giovani cadessero preda dell'amore

Non ci volle molto prima che i due giovani cadessero preda dell’amore

Un giorno la bella e nobile fanciulla udì una melodia provenire dalle campagne. La sua curiosità la spinse a voler capire da dove quel suono provenisse, pertanto si sporse ulteriormente dalla finestra, per vedere chi era che suonava così bene quell’incantevole canzone. Nonostante ciò, non riusciva a scorgere anima viva. Tempo dopo la ragazza riuscì a vedere che a suonare era un bel giovane, intento a pascolare il suo gregge mentre suonava lo zufolo. L’impeto della ragazza la spinse a correre verso di lui, per chiedergli quale fosse il titolo del componimento. Il pastorello rispose che non ne aveva ancora scelto uno. A quel punto la donzella, prima di andar via, decise comunque di salutare la sua nuova conoscenza. Da quel momento, ogni volta che giungeva il pomeriggio, i due si incontravano e si deliziavano con la compagnia l’uno dell’altra.

Il nefasto epilogo e la nascita della leggenda

Grazie ai costanti incontri tra la fanciulla e il pastorello, poco dopo sbocciò l’amore. Purtroppo però, in un giorno come tanti, i giovani innamorati furono sorpresi dal padre di lei, che divenne furibondo. L’uomo non poteva sopportare che la sua splendida figlia contaminasse la sua stirpe unendosi ad un comune popolano. Una volta chiamati i servitori, i ragazzi furono relegati in una fossa sotterranea, e costretti ad un regime di pane e acqua. Nonostante il tempo passasse, non volevano saperne di rinunciare a quel legame così forte. L’ira del padre crebbe a tal punto giunse che, senza pensarci due volte, sterminò la famiglia del pastorello.

Veduta del Lago Biviere, oasi incontaminata in provincia di Messina

Veduta del Lago Biviere, oasi incontaminata in provincia di Messina

I genitori morirono, ma gli altri figli riuscirono a fuggire, e si diressero presso la contrada Mignechi. Tuttavia, il tentativo di fuga fu inutile: gli aguzzini li trovarono e li uccisero. Tutto quel dolore fece piangere a dirotto gli Angeli, le cui lacrime si riversarono in un bacino, appunto il Lago Biviere. Oltretutto, iniziarono a crescere moltissime piante e fiori rigogliosi. Per questa ragione la zona del lago viene chiamata Biviere (dal latino Vivarium, cioè vivaio). Ancora una volta, la leggenda si colora di tinte forti, troppo forti, dove l’odio regna senza rivali. Eppure, da questo stesso odio la tradizione gelese ha saputo far sprigionare qualcosa di positivo. La leggenda del Lago Biviere, infatti, è un altro esempio di amore imperituro, che travalica i secoli.

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Cronaca di un amore contrastato: la Leggenda del Lago Biviere ultima modifica: 2018-10-02T15:37:54+00:00 da Marcella Calascibetta

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